Il fenomeno delle nanomacchine

Recentemente è stato assegnato il premio Nobel per la Chimica a tre scienziati specializzati nel campo delle nanomacchine. Queste menti geniali sono riuscite a costruire la macchina più piccola del mondo grazie allo studio del movimento “controllato” delle molecole.

In realtà sono anni che si sente parlare di nanomacchine, microscopiche meraviglie della tecnologia grandi quanto una cellula umana che possono essere applicate in moltissimi campi, a partire dalla possibilità di costruire dei dispositivi sempre più piccoli agli utilizzi nel campo medico, energetico e ingegneristico.

Questa invenzione che probabilmente rivoluzionerà il genere umano in un futuro neanche troppo lontano, si mette esattamente al confine tra tecnologia e biologia ed è stata più volte utilizzata come spunto per diversi romanzi o film di fantascienza dove i personaggi riuscivano ad ottenere benefici superiori grazie alle nanomacchine.

In realtà l’utilizzo più comune che si potrebbe ottenere un domani è la progettazione di dispositivi miniaturizzati che sarebbe altrimenti impossibile costruire senza il progresso in questo campo.

La nanomedicina

I benefici che invece si potrebbero trarre dalle nanomacchine in campo medico sarebbero davvero soprendenti. Dei micro-robot iniettati nel nostro corpo potrebbero essere indirizzati e guidati verso delle cellule malate per ripararle, rendendo le operazioni chirurgiche incredibilmente più precise ed efficaci.

Le nanomacchine poi potrebbero fare il lavoro di alcune cellule o globuli, riparando o costruendone di nuovi nel caso ci fossero dei problemi, oppure ripararli facendo in modo di renderci più resistenti a certe malattie.

Grazie alla nanomedicina sarà forse possibile controllare manualmente ciò che succede all’interno del nostro organismo, riuscendo a monitorare le nostre condizioni e a farci capire cosa succede dentro di noi, una soluzione davvero attraente specialmente se pensiamo a quante volte ci sentiamo strani durante la settimana e non riusciamo a capire cosa succede nel nostro corpo.

In campo farmaceutico le nanomacchine potrebbero amplificare i risultati dei medicinali, allungando la durate del farmaco e rendendolo più preciso nella sua azione. Purtroppo sembra che i materiali per la costruzione di questo tipo di nanomacchine per la medicina del futuro siano altamente tossici e possono avere un notevole impatto sull’ambiente che già non è proprio messo benissimo.

Inoltre chi lo sa se saremmo tutti disposti in futuro a farci inserire delle macchine nel corpo e viene da chiedersi quale potrebbero essere i quesiti culturali che questo tipo di tecnologia farebbe nascere.

Dopotutto si tratta sempre di un corpo estraneo che dovrebbe essere inserito dentro di noi e sicuramente ci vorranno anni di sperimentazione prima di riuscire ad ottenere risultati tanto soddisfacenti dal potersi fidare ciecamente dell’utilizzo delle nanomacchine.

Nel campo dell’ingegneria

Nel campo dell’ingegneria si potrebbe fantasticare su piccolissimi dispositivi in grado di fare cose impensabili per la loro dimensione, oppure seguendo l’esperimento della “catena” di nanomacchine fatto dai tre neo premiati si potrebbero forse inventare nanomacchine in grado di costruire materiali senza l’ausilio dell’uomo, magari aumentando i processi di costruzione in maniera esponenziale.

Viene da chiedersi se con l’arrivo delle nanomacchine non si rischi di sostituire il lavoro umano, purtroppo con ogni progresso tecnologico si toglie sempre un po’ di manodopera e per quanto questa nuova scoperta possa essere vantaggiosa c’è da vedere come si adatterà nella società moderna.