Problema mediatico del terrorismo

Dall’attentato al World Trade Center di New York dell’11 settembre 2001 la parola terrorismo sembra aver assunto connotati ancora peggiori di quelli ai quali eravamo abituati in passato.

Quando si parla di guerra al terrore vengono in mente eserciti di nazioni che cercano delle persone nascoste chissà dove e che nessuno riesce mai a trovare, alcune dinamiche di questa battaglia spesso somigliano a quelle degli anni della Guerra Fredda tra Russia e Stati Uniti d’America.

Il terrorismo perpretrato da singoli gruppi o da eserciti improvvisati ormai è entrato nelle nostre vite, volenti o nolenti non possiamo fare a meno di pensarci o di essere colpiti da qualche notizia che coinvolge attentati mortali o tentativi di stragi di massa sventati dalle forze dell’ordine.

Terza guerra mondiale

Analizzando gli avvenimenti degli ultimi quindici anni, ai conflitti in medio-oriente al terrorismo che sta colpendo sempre di più i grandi centri cittadini europei, più che una guerra invisibile al terrorismo si potrebbe parlare di terza guerra mondiale.

La stiamo vivendo, qui ed ora sulla nostra pelle e sebbene sia un tipo di conflitto diverso rispetto a quello che hanno vissuto i nostri nonni o bisnonni, la sensazione a volte è proprio quella.

Adesso, magari sarete tra quelli che non si fanno colpire dalle notizie e dal sensazionalismo che troppo spesso i media utilizzano per fare colpo sul lettore o sullo spettatore, ma state sicuri che a differenza vostra ci sono tantissime persone che si sentono davvero in pericolo e vivono in un senso di insicurezza non molto diverso da quello di chi abitava in una città sotto bombardamento.

D’altronde da quel che traspare dalla televisione, dai giornali e da internet, sembra che qualsiasi posto affollato possa essere un obiettivo dei gruppi di terrorismo. Purtroppo come ogni conflitto, il terrorismo porta con se l’orribile fenomeno dell’odio razziale, rendendoci paranoici nei confronti di persone di cultura diversa, persone innocenti che come noi cercano di fare il possibile per arrivare a fine mese e avere una vita serena. Così si allungano le distanze e i pregiudizi tra i popoli, l’umanità rimane ferma ai medioevali tempi delle crociate e non sembra fare progressi.

Terrorismo sul web

I media sono forse l’arma più potente dei gruppi terroristici, ma lo sono sempre stati anche di qualsiasi esercito regolare o nazione in guerra. La propaganda è il miglior modo per controllare le masse e per dare notizie false a riguardo Grazie a internet sia ai media nel web che i gruppi terroristici riescono a infilarsi ovunque, persino nei social network.

Non è raro che ogni tanto esca fuori la notizia di una cellula terroristica che ha iniziato a recrutare seguaci e membri tramite delle chat o delle pagine di un social network, una cosa che potrebbe far sorridere i miscredenti, ma che purtroppo è la cruda realtà.

Ancora peggio sono i siti web o i gruppi social per alimentare l’odio razziale e culturale che purtroppo raccolgono sempre più seguaci e non fanno che aumentare il livello globale di ignoranza e paura che ormai sembra dilagare ininterrottamente.

Conosci l’ordine e caos a stesso tempo?

Quanti di noi hanno amici particolarmente caotici o altri molto ordinati? Noi stessi seguiamo dei comportamenti derivanti dalla nostra personalità che ci fanno essere i classici precisini oppure degli improvvisatori. Un esempio calzante è l’ordine casalingo.

Ci sono persone che tengono la propria casa in un totale soqquadro (per usare un termine un po’ in disuso) che sembra sia passato un uragano nell’appartamento, eppure nel totale disordine si trovano a proprio agio e incredibilmente riescono a trovare qualsiasi cosa gli serva nel delirio casalingo senza battere ciglio.

Si dice spesso che i geni vivono nel caos, anche se forse è più una scusa dei disordinati per giustificare la loro propensione al caos. Le persone ordinate invece organizzano la propria abitazione in maniera perfetta e spesso se vedono anche solo un filo di polvere o qualcosa fuori posto scattano a pulire o a riporre gli oggetti nei posti adeguati.

Spesso l’ordine si associa a delle persone con una mentalità molto pianificatrice il che non vuol dire “fredde”, semplicemente sono portate a fare dei piani per qualsiasi cosa, in modo che niente vada storto e magari riescono a trovare una soluzione per tutto.

Un piano per tutto o per niente

D’altra parte i caotici di natura difficilmente pianificano le cose e lasciano che siano gli avvenimenti a trasportarli, vivono in balia del destino e magari si sentono anche curiosi e attratti da un futuro incerto, trovano soluzioni alle cose andando a caso, spesso le attendono ed eccole che si presentano davanti a loro pronte ad essere sfruttate.

Nei viaggi per esempio chi pianifica ha la tendenza a studiare ogni tappa nel minimo dettaglio, si procura guide con largo anticipo analizzando le cartine geografiche dei posti che deve visitare. Compra biglietti degli aerei con largo anticipo e prenota alberghi e macchine mesi e mesi prima della partenza, portandosi con se tutto quello che può servire tra vestiti, medicinali e altro.

Chi agisce di istinto spesso invece viaggia andando “a braccio”, improvvisa tutto al momento e gira i posti con poche mete precise, legge poche guide e cerca di informarsi su quello che vede al momento, magari perdendosi qualche preziosa informazione. Il suo bagaglio spesso consiste di uno zainetto o di un trolley con il minimo indispensabile, cosa che gli amici e compagni più organizzati vedono sempre come se fosse pura follia.

Miscela perfetta

Ovviamente spesso questi due particolari lati del carattere si mischiano, i disordinati saranno medotici in alcune cose e gli ordinati magari faranno dei veri e propri “casini” quando si trovano davanti a qualcosa che non li compete.

Non è poi detto che i disordinati siano per forza degli artisti e gli ordinati dei direttori di banca, si possono trovare tante diverse sfumature tante sono le persone che si incontrano nell’arco della propria vita. L’incontro di questi due tipi di carattere uniti al buon cuore, può creare delle miscele perfette di convivenza e di amicizia, l’importante è sempre il rispetto verso il prossimo.

Sia caos che ordine hanno i loro vantaggi e svantaggi, c’è sempre un po’ di nero nel bianco e un po’ di bianco nel nero che si incrociano come nel simbolo orientalo dello Ying-Yang.

Il fenomeno delle nanomacchine

Recentemente è stato assegnato il premio Nobel per la Chimica a tre scienziati specializzati nel campo delle nanomacchine. Queste menti geniali sono riuscite a costruire la macchina più piccola del mondo grazie allo studio del movimento “controllato” delle molecole.

In realtà sono anni che si sente parlare di nanomacchine, microscopiche meraviglie della tecnologia grandi quanto una cellula umana che possono essere applicate in moltissimi campi, a partire dalla possibilità di costruire dei dispositivi sempre più piccoli agli utilizzi nel campo medico, energetico e ingegneristico.

Questa invenzione che probabilmente rivoluzionerà il genere umano in un futuro neanche troppo lontano, si mette esattamente al confine tra tecnologia e biologia ed è stata più volte utilizzata come spunto per diversi romanzi o film di fantascienza dove i personaggi riuscivano ad ottenere benefici superiori grazie alle nanomacchine.

In realtà l’utilizzo più comune che si potrebbe ottenere un domani è la progettazione di dispositivi miniaturizzati che sarebbe altrimenti impossibile costruire senza il progresso in questo campo.

La nanomedicina

I benefici che invece si potrebbero trarre dalle nanomacchine in campo medico sarebbero davvero soprendenti. Dei micro-robot iniettati nel nostro corpo potrebbero essere indirizzati e guidati verso delle cellule malate per ripararle, rendendo le operazioni chirurgiche incredibilmente più precise ed efficaci.

Le nanomacchine poi potrebbero fare il lavoro di alcune cellule o globuli, riparando o costruendone di nuovi nel caso ci fossero dei problemi, oppure ripararli facendo in modo di renderci più resistenti a certe malattie.

Grazie alla nanomedicina sarà forse possibile controllare manualmente ciò che succede all’interno del nostro organismo, riuscendo a monitorare le nostre condizioni e a farci capire cosa succede dentro di noi, una soluzione davvero attraente specialmente se pensiamo a quante volte ci sentiamo strani durante la settimana e non riusciamo a capire cosa succede nel nostro corpo.

In campo farmaceutico le nanomacchine potrebbero amplificare i risultati dei medicinali, allungando la durate del farmaco e rendendolo più preciso nella sua azione. Purtroppo sembra che i materiali per la costruzione di questo tipo di nanomacchine per la medicina del futuro siano altamente tossici e possono avere un notevole impatto sull’ambiente che già non è proprio messo benissimo.

Inoltre chi lo sa se saremmo tutti disposti in futuro a farci inserire delle macchine nel corpo e viene da chiedersi quale potrebbero essere i quesiti culturali che questo tipo di tecnologia farebbe nascere.

Dopotutto si tratta sempre di un corpo estraneo che dovrebbe essere inserito dentro di noi e sicuramente ci vorranno anni di sperimentazione prima di riuscire ad ottenere risultati tanto soddisfacenti dal potersi fidare ciecamente dell’utilizzo delle nanomacchine.

Nel campo dell’ingegneria

Nel campo dell’ingegneria si potrebbe fantasticare su piccolissimi dispositivi in grado di fare cose impensabili per la loro dimensione, oppure seguendo l’esperimento della “catena” di nanomacchine fatto dai tre neo premiati si potrebbero forse inventare nanomacchine in grado di costruire materiali senza l’ausilio dell’uomo, magari aumentando i processi di costruzione in maniera esponenziale.

Viene da chiedersi se con l’arrivo delle nanomacchine non si rischi di sostituire il lavoro umano, purtroppo con ogni progresso tecnologico si toglie sempre un po’ di manodopera e per quanto questa nuova scoperta possa essere vantaggiosa c’è da vedere come si adatterà nella società moderna.

Suonare in casa senza disturbare

La vita in condominio può avere i suoi vantaggi, la sensazione di avere sempre qualcuno a cui chiedere un favore in caso di necessità immediata non è cosa da poco, spesso si creano anche amicizie e un legame forte tra gli inquilini di un palazzo.

Altre volte invece la vita condominiale può essere un vero e proprio incubo, fatto di persone poco comprensive, battaglie verbali che nascono durante le riunioni di condominio e ovviamente i classici rumori molesti che poi sono quasi sempre causa dei diverbi più accesi tra condomini.

Purtroppo alcuni palazzi hanno le mura che sono spesse come delle sottilette e quindi non isolano i rumori, un problema se per esempio la vostra camera da letto è adiacente al salotto del vostro vicino che magari guarda la televisione a rumore moderato, ma a voi sembra di avercela in casa vostra.

Musicisti, questi casinari

Una soluzione un po’ dispendiosa, ma allo stesso tempo funzionale per evitare disguidi è quella di insonorizzare la propria casa sia se siamo noi quelli rumorosi, sia se siamo quelli a subire gli schiamazzi e gli alti volumi dei vicini.

Oltre ai disturbi sonori che si possono avere all’interno del condominio, se si abita su una strada trafficata potrebbe essere un’altrettanto piacevole soluzione, così eviterete di essere distrubati dal rumore causato dai mezzi di trasporto, dai lavori in corso e dagli schiamazzi notturni.

I primi che dovrebbero davvero pensare a insonorizzare parti della casa sono sicuramente i musicisti che per passione o lavoro hanno bisogno di tenere il volume degli strumenti un filo alto.

Il volume degli strumenti elettrici è regolabile, ma per far uscire suoni migliori bisogna per forza tenerlo un filo alto, cosa che specialmente nei fine settimana può essere abbastanza seccante per i vicini che vogliono riposare, a meno che non siano dei vostri fan che non aspettano altro che i vostri concertini casalinghi.

Se siete dei maestri e date lezioni di musica l’insonorizzazione è davvero indispensabile, visto che suonerete insieme ai vostri allievi in qualsiasi ora del giorno. C’è anche chi decide di costruirsi un proprio mini-studio di registrazione in casa, certo che farlo in un condominio può non essere l’idea migliore ,ma con una buona insonorizzazione si può fare anche quello.

Poveri batteristi!

Per i batteristi invece il gioco si fa molto più duro dato che suonano uno degli strumenti più rumorosi e insonorizzabili inventati dall’essere umano.

Molti batteristi si limitano ad avere in casa un pad che simula il rullante o una batteria elettronica che si può suonare con le cuffie, nel caso si voglia utilizzare una vera batteria in un condominio bisogna davvero mettere mani al portafogli (e dopo anche nei capelli probabilmente) per l’insonorizzazione della stanza dove si suona.

Anche se a detta di molti musicisti non sempre si riescono ad ottenere risultati soddisfacenti e si rischia di ritrovarsi alla porta il vicino con le “pale boomerang” girate anche se si è speso un patrimonio.

Vivere con poco a contatto con la natura

A chi non piace staccare dalla vita cittadina e visitare luoghi naturali in completo isolamento? Non è raro sospirare con desiderio davanti a fotografie che raffigurano luoghi assolutamente selvaggi, facendoci venire voglia di dormire sotto le stelle accanto a un fuoco, o in una baita costruita in legno e pietra mentre fuori c’è solo il silenzio della notte e i versi degli animali.

Sebbene sia possibile fare questo tipo di esperienze per breve tempo c’è chi ne rimane davvero catturato, bisogna immaginare ovviamente che si tratti di persone con un forte amore per la natura e una grande voglia di isolarsi da questa frenetica e tarantolata società.

Into the wild

Qualcuno avrà visto il film di Sean Penn intitolato “Into the Wild” basato sulla vera storia di Christopher McCandless dove il giovane protagonista decide di privarsi di qualsiasi bene gli abbia dato la società o la sua famiglia e di iniziare un avventuroso pellegrinaggio nelle parti selvagge dell’Alaska.

Per alcuni questa potrebbe essere pura follia, ma ci sono alcune persone che lo hanno fatto davvero. Negli Stati Uniti ci sono molti abitanti di grandi città americane che per offerte lavorative o semplicemente perché stufi della routine quotidiana si sono trasferiti in Alaska e convivono tutti i giorni con un clima freddo e duro e alla natura selvaggia.

Queste persone riescono a vivere in queste condizioni e sembrano anche felici, hanno sostituito la macchina con una motoslitta, i vestiti eleganti per una giacca a vento molto pesante e invece di uno zerbino davanti all’entrata di casa per accogliere amici e parenti, hanno delle trappole per orsi per evitare che i simpatici plantigradi gli entrino in casa e gli devastino la cucina in cerca di cibo.

Per passare a posti dal clima più mite, non è raro trovare persone che si sono trasferite in Polinesia come al tempo fece il pittore francese Paul Gauguin che ci ha regalato bellissimi quadri raffiguranti la vita delle donne dell’isola.

Il mare e la vita isolana possono essere sicuramente più attraenti dell’Alaska, ma bisogna sempre chiedersi se ce la si potrebbe mai fare a rinunciare a tutte le comodità a cui siamo abituati e andare a vivere di pesca su un’isola lontana da tutto e tutti.

Non per tutti

Molte volte pensiamo che un giorno potremmo mollare tutto e partire, ma per scegliere una vita da eremiti o quella in posti troppo isolati bisogna davvero avere molto coraggio e spirito intraprendente.

Spesso si parte per un viaggio dopo aver subito una grossa delusione o aver passato dei brutti momenti, il nostro istinto naturale è quello di scappare, di evadere e di ricominciare da capo, il viaggio e l’isolamento ci danno quell’idea di “reset” che a volte fa bene, altre volte proprio non basta.

Sicuramente per cambiare davvero la nostra vita passando dalla “civiltà” alla natura incontaminata bisogna avere dentro qualcosa di innato, come un richiamo irresistibile che spesso in alcune persone riesce davvero a farsi sentire e a condurli lontani da tutto, ma forse più vicino a quello che davvero sono.

Come avere il cinema in casa

Si sa che ormai i cinema non attirano più come in passato, un po’ per la qualità non proprio entusiasmante delle nuove pellicole un po’ perché spesso i film escono in DVD o sulle TV on demand neanche un mese dopo la prima nelle sale.

Fatto sta che l’esperienza visiva che può dare il cinema non è facile da ricreare in nessun ambiente, ma c’è chi ci prova avvalendosi dei nuovi televisori in HD e delle tecnologie audio per cercare di ricostruire l’esperienza cinematografica nella propria casa.

Probabilmente un cinefilo che ama i film lenti e d’autore potrebbe non essere interessato a questo tipo di intrattenimento, ma potrebbe fare gola a chi invece dal cinema si aspetta un esplosione di colori e di suoni ed ha la fortuna di avere spazio in casa e qualche soldino messo da parte.

Questione di spazio e di televisore

Non si può certo montare un home theater in uno spazio troppo ristretto per via delle due coppie di casse da installare, sarebbe un po’ troppo pretenzioso cercare di utilizzarle in un cucinotto abitabile o in una cameretta, la cosa migliore è avere un salotto spazioso in modo da sistemare per bene gli speaker e distribuire il suono in modo da ottenere l’effetto Dolby Surround.

Oltre ad acquistare le casse per l’home theater è opportuno avere una buona TV con una definizione di livello in modo da poter unire l’esperienza sonora a quella visiva. Le nuovissime TV in 4k possono dare davvero il massimo se unite a delle buone casse, ma anche con una TV in Full HD si potranno ottenere ottimi risultati e risparmiare un po’ sulla spesa.

Se poi siete dei fanatici delle serie TV, la migliore cosa che potreste fare è acquistare una Smart TV da unire all’home theater in modo da poter usufruire delle TV on demand e guardare le vostre serie preferite con un audio di qualità superiore, anche perché ormai le serie di fare televisione ha raggiunto dei livelli quasi cinematografici sia a livello di regia che di colonna sonora.

Se poi la TV non vi basta e avete davvero molto spazio, potete considerare l’acquisto di un proiettore per poter amplificare la vostra esperienza e renderla il quanto più possibile vicina a quella che si vive al cinema.

Adatto anche a chi ama i videogiochi

L’Home Theater può essere una buona opzione anche se siete appassionati di videogiochi e volete il massimo dal sonoro. Ormai i videogiochi moderni sono molto più simili a dei film interattivi e quelli prodotti dalle software house più grandi hanno un audio, un doppiaggio e una colonna sonora spesso anche migliore di certe pellicole.

In più con l’uscita delle console di prossima generazione (che saranno un piccolo upgrade rispetto a quelle disponibili adesso) si potrà giocare ai titoli in 4K, quindi potreste considerare l’acquisto di una nuova TV per poterla abbinare alle console del futuro e alle casse dell’Home Theater.

Mondo tutto collegato in un posto

Internet, se prima questo termine si riduceva ad un semplice scambio di e-mail da un server all’altro e a qualche pagina web disordinata e con poche funzionalità, adesso è diventato praticamente indispensabile per la vita di tutti i giorni. Se pensiamo che solamente trent’anni fa la letteratura di fantascienza con i suoi autori del periodo come William Gibson e Bruce Sterling aveva predetto il cyberspazio, questo mondo alternativo dove tutti potevano accedere con degli avatar e vivere vite parallele.

Sebbene non siamo ancora arrivati a inserire i cavi di connessione direttamente nel nostro cranio come i protagonisti di quei romanzi e racconti e a rischiare di trovarci col cervello bruciato nel caso di un attacco esterno da parte di un hacker, ormai abbiamo tutti un accesso al web e anche un nostro avatar, o anche più di uno.

La connettività si è così sviluppata negli ultimi dieci anni che ormai siamo praticamente connessi perennemente, basta avere uno smartphone in tasca ed eccoci che al bar, al lavoro o alla fermata dell’autobus siamo su internet a consultare notizie, controllare la mail e i nostri vari profili sui social network.

Ci colleghiamo al mondo senza neanche pensarci, come se fosse una cosa innata nell’essere umano, quando invece fino a qualche anno fa era davvero fantascienza. Il web e le sue infinite possibilità spesso influenzano il mondo e lo stile di vita delle persone, ormai infatti grazie ai video in streaming e alla possibilità di mostrare le proprie fotografie instanamente sulla propria pagina, sembra che ormai conti più il vedere.

Se già la televisione aveva iniziato a esaltare i beni materiali e la bellezza esteriore come valori assoluti, adesso il web ha accentuato questo aspetto dando anche la possibilità a chiunque di esprimere la sua opinione. La nostra mente viene colpita giornalmente dalle opinioni altrui, scritte sui social, nei commenti dei video e delle notizie, viviamo nell’illusione di conoscere tutti, si incontrano queste persone nel cyberspazio e poi si dimenticano il giorno dopo.

Spesso si partecipa a questo discussioni, commentando a nostra volta generando il più delle volte spiacevoli litigi che all’apparenza non ci fanno niente, perché fatti con persone lontane e sconosciute, protetti dallo schermo e dalle mura di casa nostra, ma al livello di psiche probabilmente in qualche modo influenzano il nostro pensiero.

Il collasso del web

Cosa succederebbe se l’intero web collassasse? Probabilmente chi era abituato a vivere senza non farebbe molta fatica a farne a meno, ma cosa dire delle nuove generazioni?

E possiamo essere certi che a livello economico ci sarebbero serie ripercussioni, visto che ormai moltissime aziende e business sono condotti esclusivamente via internet. I numeri che vediamo sul nostro conto in banca sparirebbero, d’altronde ormai le banche sono connesse alla rete e tutto passa attraverso di essa. Ci sono persone che si augurano la fine di internet, ma possono davvero essere sicuri di non soffrire anche loro delle conseguenze?

Come ci autocondizioniamo col pensiero

Quante volte ci viene detto o troviamo scritta la frase “pensa positivo”? Ultimamente si trova scritta parecchio in giro per internet, come se qualcuno volesse ricordarci che l’ottimismo fa in modo che le cose che desideriamo si avverino senza sforzi.

Purtroppo non è proprio così facile, perché ottimisti, pessimisti o realisti spesso si nasce o si diventa, oppure si cambia da uno stato mentale all’altro a seconda delle situazioni che viviamo e a seconda dell’esperienze o dei periodi della nostra vita.

Se è vero che l’”ottimismo è il profumo della vita” è anche vero che non ci si può certo condizionare al punto di vedere sempre tutto bianco e mai tutto nero. L’equilibrio delle cose è importante per poter avere una visione completa della propria vita e di ciò che ci circonda, se si prende sempre tutto bene e con un sorriso si rischia di perdere il contatto con la realtà che spesso per i più non è mai tutta rosa e fiori.

Concentrarsi su se stessi

La nostra mente però influisce davvero tanto sul nostro modo di vivere ed è spesso difficile allinearla con quello che davvero desideriamo, ultimamente poi spesso si va in confusione dato che ormai la società dell’immagine ha preso sempre più piede e quindi ci pare che tutti stiano meglio di noi quando invece non è così.

La prima cosa da fare è cercare di concentrarsi su se stessi, senza pensare a quello che fanno gli altri, a quello che hanno ottenuto o a quello che non hanno ottenuto, soppesando la loro vita con la nostra e pensare ai risultati che noi vogliamo ottenere, a quelli benefici per il nostro spirito e il nostro corpo.

Siamo tutti d’accordo con il fatto che i buoni pensieri sono migliori di quelli cattivi, ma quando si è tristi a volte bisogna semplicemente far scorrere la tristezza dentro di noi senza cercare di ostacolarla, magari solo per mostrare a chi ci sta intorno di essere forti e di riuscire ad affrontare tutto sempre con il sorriso.

D’altra parte non va neanche bene stare sempre a lamentarsi della propria vita e vedere sempre tutto nero, perché così non si risolve davvero niente. Purtroppo ultimamente veniamo bombardati di falsa positività, di questi articoli su internet che ci vogliono far credere di poter ottenere tutto ciò che vogliamo solamente pensando in modo buono.

Il giusto compromesso

La realtà è che siamo esseri umani ed è praticamente impossibile essere sempre felici e ottimisti al 100%, è un’illusione che si è creata ultimamente grazie ai media e ai social network, un fumo negli occhi che dovremmo soffiare via per poter ritrovare davvero noi stessi.

Il pensiero può influenzarci, ma bisogna trovare un giusto compromesso tra le cose, seguire il proprio io e cercare di far confluire il tutto in maniera naturale, facendo della nostra mente un buon binario solido che ci dirigerà dove vogliamo provare ad andare, da lì in poi è tutta una questione di fortuna o sfortuna.

La vita umana ha un limite

“Who wants to live forever?” cantava il compianto Freddie Mercury, voce indimenticabile del gruppo britannico Queen per il film “Highlander” con Christopher Lambert dove si fantastica su degli uomini immortali in vita dal medioevo e che per essere uccisi dovevano essere decapitati da un loro simile.

Ora, senza essere cruenti o particolarmente fantasiosi, l’immortalità è forse uno dei sogni proibiti dell’uomo che non essendo dotato di una vita particolarmente lunga cerca da anni di allungarla con la medicina, spesso però producendo controsensi perché se da una parte si cerca di diminuire il tasso di mortalità naturale, dall’altra parte si continua a causare morte e distruzione in alcune parti del globo.

Ad ogni modo, da secoli si cerca di aumentare la longevità dell’uomo e se agli albori si moriva a quarant’anni per le scarse condizioni igeniche e sanitarie, negli anni l’aspettativa di vita è cresciuta notevolmente specialmente nei Paesi più sviluppati.

Centoventidue e basta

Degli studi hanno forse scoperto qual è il limite naturale della nostra vita e che sebbene saranno sempre fatti degli sforzi per allungarla, sembra non ci si riuscirà in nessun modo perché questo “stop” è codificato nei nostri geni e nel nostro DNA.

La persona più longeva è stata una donna francese, arrivata fino a 122 anni nel 1997, un traguardo davvero incredibile anche se è difficile pensare che lo si possa raggiungere in buona salute. Certo che se potessimo davvero avere la certezza di arrivare naturalmente a quella veneranda età probabilmente cambierebbero tantissime abitudini di vita e sicuramente non si verrebbe più considerati vecchi a settanta o ottant’anni.

Già adesso si è iniziato a considerare “giovani anziani” i sessantenni o anche i settantenni che comunque mantengono uno stile di vita molto attivo, cosa che fino a qualche anno fa era abbastanza impensabile. Forse i nostri geni non hanno smesso di evolversi e continuano a svilupparsi di generazione in generazione, quindi probabilmente la nostra sopravvivenza non dipende solo dalla medicina e dalla tecnologia.

Però a quanto pare degli studiosi sono arrivati alla conclusione che i 122 anni sono davvero il nostro limite di aspettativa di vita, anche se già arrivare oltre i 100 è un caso parecchio raro in qualsiasi parte del mondo.

Casualità o scienza?

Se questo è davvero il limite, bisogna sperare che si trovi il modo di arrivarci e anche in salute, ma ovviamente queste sono supposizioni, perché per quanto ne sappiamo potrebbe anche essere tutto un frutto di casualità, forse ci sono persone nate con dei geni diversi che permettono loro una vita più longeva.

D’altronde ci sono così tante persone nei Paesi più colpiti da guerre, malnutrizione e malattie che non arrivano neanche ai primi venti anni di vita e sembra una bella ipocrisia concentrarsi su un limite di vita così lontano mentre ancora molti dei problemi di mortalità mondiale non vengono assolutamente risolti.

Uscire dalla routine giornaliera

Il lavoro è importante, ormai nella nostra società a meno che non si sia davvero ricchi sfondati non si può fare a meno di lavorare. Sebbene ci siano pochi fortunati che amano il proprio lavoro e traggono davvero piacere da quello che fanno, i più devono affrontare compiti sempre uguali in orari prestabiliti che possono portare a cadute di umore e a una spiacevole sensazione di essere dei topi in un labirinto che girano perennemente in un corridoio senza alcuna via d’uscita.

Purtroppo così è il mondo moderno e bisogna adattarsi a meno che non si vogliano fare colpi di testa fuggendosene in qualche posto circondato dalla natura e vivere di essa senza doversi più preoccupare di arrivare in ufficio puntuali o di indossare la camicia giusta.

La vita cittadina dopotutto non è poi così male, basta un attimo cercare delle distrazioni e non limitarsi alla solita vita sveglia-ufficio-casa-televisione-letto, sia che si viva da soli o in coppia.

Alzarsi dal divano

Ci sono tantissime persone che si sentono bloccate dalla fatica e dagli orari lavorativi, rinunciando a fare qualsiasi attività extra o a coltivare degli hobby, sia per mancanza di voglia oppure perché si crede di essere troppo in la con gli anni per poter iniziare una nuova attività hobbistica.

Questa concezione però spesso non viene creata dal corpo, bensì dalla mente che intrappolata nel loop della routine giornaliera non riesce a trovare vie d’uscita e si rassegna ad una vita monotona e priva di sensazioni.

La mente e lo spirito, come il corpo, non si stimolano certo da soli e si dovrà avere un minimo di buona volontà per alzarsi dal divano e fare qualcosa per se stessi. Sebbene il periodo storico non sia proprio favorevole per l’economia e le tasche diventino sempre più vuote, ci si può organizzare per fare qualsiasi cosa a costi ragionevoli.

Viaggi e arte

Una buona distrazione per uscire dalla routine sono ovviamente i viaggi, anche quelli low-cost. Spesso questi vengono evitati perché si pensa che sia difficile riposarsi adeguatamente se non si vada in un hotel quattro stelle, ma in realtà anche se si trovano voli o accomodazioni non proprio lussuosissimi, si verrà comunque ripagati dalla gioia di esplorare una nuova città o un nuovo luogo naturale.

Il viaggio può donare inaspettate energie sia al corpo che allo spirito, inoltre conoscere persone dalle abitudini e dalla cultura diversa aiuterà ad allargare i propri orizzonti. Un altro modo per evadere dalla routine che in molti sottovalutano è il coltivare un hobby artistico, basta avere un minimo di passione per poter studiare un po’ di fotografia, cinema o anche darsi da fare con la pittura.

Se si è amanti della musica poi si può sempre imparare a suonare uno strumento e perché no, entrare a suonare in qualche gruppo giusto per divertirsi. Ovviamente ogni hobby richiede un minimo di tempo, ma è proprio questo il punto dato che il tempo impiegato a fare qualcosa per se stessi, specialmente se creativo non verrà mai percepito come “perso”.

Se ci si pensa è molto più gratificante esercitarsi su uno strumento per un’oretta o provare a dipingere un quadro che starsene davanti alla TV o ai Social Network a farsi liquefare il cervello dalla quantità di informazioni che ci vengono tirate addosso. Se vi sentite intrappolati provate nuove strade, sperimentate ed esplorate, vedrete che ritroverete nuova linfa vitale e la vita vi sembrerà molto meno noiosa.