Regole principali per usare l’essiccatore

Negli ultimi tempi vi sarà capitato di sentir parlare di essiccatori e di essicazione. Disidratare gli alimenti è la nuova moda per quanto riguarda la cucina alternativa e salutare, ma, vi siete mai chiesti quali siano effettivamente i vantaggi di questa tecnica e come funzioni un essiccatore?

Ciò che sicuramente saprete è che l’essicazione è praticata dalla notte dei tempi e che una volta si usava lasciare gli alimenti esposti al sole fino al raggiungimento dello scopo. Oggi, creare distese di frutta, pesce e carne in giardino o sul terrazzo per farli essiccare risulta praticamente impossibile (e diciamocelo francamente, sarebbe anche molto strano da vedere), per fortuna c’è la tecnologia che ci viene incontro.

Qualche consiglio su come essiccare

L’essiccatore può essere impostato su vari programmi e a diverse temperature: ogni combinazione ci permette di ottenere un grado di essicazione diverso e di trattare al meglio ogni tipo di alimento per mantenerne intatte le proprietà nutritive e non rovinarne il gusto.

Per questo motivo, in base ai vostri gusti e alle vostre esigenze, potete impostare l’apparecchio a temperature differenti. Se volete ottenere una cottura lenta, allora 40-45 gradi sono sufficienti; se desiderate una cottura media per frutta e verdura che intendete poi consumare senza reidratazione allora optate per 55-60 gradi; infine, per una cottura molto veloce e potente per alimenti che intendete reidratare in un secondo momento 70 gradi sono la temperatura indicata.

Ovviamente non tutti gli alimenti impiegano lo stesso tempo come essiccare la frutta: le tempistiche dipendono dalla quantità di liquidi contenuti e dalla grandezza dei pezzi messi ad essiccare. Il consiglio è di ridurre i cibi in fettine sottili e regolari per accelerare il processo ed ottenere un risultato omogeneo.

Reidratazione e proprietà degli alimenti

Il numero di alimenti che possono essere essiccati è altissimo: frutta, verdura, carne, pesce, cibi per animali, erbe, funghi, fiori, snack di cereali, bucce di frutta e verdura, bacche e molti altri ancora.

Il vantaggio principale di questa tecnica è che tutti i valori nutrizionali dei cibi rimangono inalterati, anzi, vengono concentrati ed amplificati (a patto che l’essiccatore non superi i 60 gradi). In questo modo non solo potrete gustare i vostri piatti preferiti durante tutto l’anno, ma sarete anche sicuri di mangiare alimenti sani e ricchi di vitamine e sali minerali.

Una volta essiccati, i cibi possono essere mangiati direttamente o possono essere reidratati. Per reidratarli esistono due tecniche principali: possono essere lasciati in ammollo per 6 o 7 ore (come i funghi secchi che potete poi utilizzare per un risotto) o potete riempire una pentola con dell’acqua, aggiungere gli ingredienti da reidratare e portare lentamente ad ebollizione.

Questa tecnica è piu veloce (si aggira tra i 30 minuti e le due ore) ma richiede un monitoraggio costante perché dovrete accertarvi di aggiungere acqua nella pentola quando necessario.

Qualche consiglio base per friggere

Nessuno saprebbe dire di no ad un piatto di patatine fritte croccanti, o ad una frittura mista in riva al mare accompagnata da un bicchiere di vino, o alle frittelle a carnevale, o, diciamocelo sinceramente, a qualsiasi alimento fritto che ci venga messo davanti agli occhi.

La frittura è un’arte e non è sempre facile riuscire ad azzeccare temperatura dell’olio e tempi di cottura: le due opzioni per portare a termine questo tipo di cottura sono la classica padella d’olio o la più moderna e pratica friggitrice.

Friggere in padella richiede molta destrezza e una buona dose di esperienza per evitare di bruciare tutto e di farsi colpire da schizzi d’olio bollente; con la friggitrice, invece, si possono cimentare anche i meno esperti: è molto più difficile scottarsi per via del coperchio che si chiude sopra l’olio caldo e si possono cuocere molti più ingredienti allo stesso momento.

La frittura è un metodo di cottura piuttosto calorico e ricco di grassi; tuttavia esistono dei piccoli accorgimenti che ci permettono di ottenere un risultato relativamente sano (nei limiti del possibile). Innanzitutto, fondamentale è il tipo di olio utilizzato per friggere: da evitare assolutamente l’olio di palma, spesso si utilizza l’olio di girasole o di semi di arachide, ma la soluzione ideale e più salutare è senza dubbio l’olio di oliva.

Bisogna poi prestare attenzione alla temperatura: l’olio non deve mai arrivare al punto di ebollizione poiché sarebbe troppo caldo e, oltre a rischiare di bruciare tutti gli alimenti, potrebbe avere un effetto cancerogeno. Allo stesso tempo, bisogna evitare una temperatura troppo bassa che allungherebbe inutilmente i tempi di cottura facendo assorbire ai cibi quantità eccessive di olio.

Percio, a livello indicativo, 150° sono una temperatura ottimale per friggere verdure, frittelle e pesce, mentre per cotolette o cibi impanati sono necessari almeno 170-180 gradi.

La frittura senza olio

La cucina molecolare e le ultime invenzioni per ridurre il livello di grassi degli alimenti fritti hanno proposto una frittura senza olio. Una versione di questa variante è la frittura con il glucosio che permette di ottenere dei fritti completamente privi di grassi.

Una seconda modalità di frittura salutare si può ottenere versando una minima quantità d’olio nella friggitrice. Alcuni modelli particolari, infatti, sono in grado di sfruttare e amplificare la circolazione di aria calda nel cestello in modo da ottimizzare il calore e sfornare una frittura croccante ma salutare.

Pensate che queste friggitrici ad aria possono garantire dei risultati ottimi e gustosi utilizzando fino all’80% di olio in meno rispetto ai metodi tradizionali. In questo caso, la friggitrice è in grado di offrirci un’alternativa che sarebbe impensabile utilizzando la classica padella.

Anche in questo caso, pero, bisogna fare attenzione che il poco olio usato non diventi troppo caldo e bisogna evitare di cuocere troppi ingredienti nello stesso momento che altrimenti assorbirebbero tutto l’olio.

Il fenomeno delle nanomacchine

Recentemente è stato assegnato il premio Nobel per la Chimica a tre scienziati specializzati nel campo delle nanomacchine. Queste menti geniali sono riuscite a costruire la macchina più piccola del mondo grazie allo studio del movimento “controllato” delle molecole.

In realtà sono anni che si sente parlare di nanomacchine, microscopiche meraviglie della tecnologia grandi quanto una cellula umana che possono essere applicate in moltissimi campi, a partire dalla possibilità di costruire dei dispositivi sempre più piccoli agli utilizzi nel campo medico, energetico e ingegneristico.

Questa invenzione che probabilmente rivoluzionerà il genere umano in un futuro neanche troppo lontano, si mette esattamente al confine tra tecnologia e biologia ed è stata più volte utilizzata come spunto per diversi romanzi o film di fantascienza dove i personaggi riuscivano ad ottenere benefici superiori grazie alle nanomacchine.

In realtà l’utilizzo più comune che si potrebbe ottenere un domani è la progettazione di dispositivi miniaturizzati che sarebbe altrimenti impossibile costruire senza il progresso in questo campo.

La nanomedicina

I benefici che invece si potrebbero trarre dalle nanomacchine in campo medico sarebbero davvero soprendenti. Dei micro-robot iniettati nel nostro corpo potrebbero essere indirizzati e guidati verso delle cellule malate per ripararle, rendendo le operazioni chirurgiche incredibilmente più precise ed efficaci.

Le nanomacchine poi potrebbero fare il lavoro di alcune cellule o globuli, riparando o costruendone di nuovi nel caso ci fossero dei problemi, oppure ripararli facendo in modo di renderci più resistenti a certe malattie.

Grazie alla nanomedicina sarà forse possibile controllare manualmente ciò che succede all’interno del nostro organismo, riuscendo a monitorare le nostre condizioni e a farci capire cosa succede dentro di noi, una soluzione davvero attraente specialmente se pensiamo a quante volte ci sentiamo strani durante la settimana e non riusciamo a capire cosa succede nel nostro corpo.

In campo farmaceutico le nanomacchine potrebbero amplificare i risultati dei medicinali, allungando la durate del farmaco e rendendolo più preciso nella sua azione. Purtroppo sembra che i materiali per la costruzione di questo tipo di nanomacchine per la medicina del futuro siano altamente tossici e possono avere un notevole impatto sull’ambiente che già non è proprio messo benissimo.

Inoltre chi lo sa se saremmo tutti disposti in futuro a farci inserire delle macchine nel corpo e viene da chiedersi quale potrebbero essere i quesiti culturali che questo tipo di tecnologia farebbe nascere.

Dopotutto si tratta sempre di un corpo estraneo che dovrebbe essere inserito dentro di noi e sicuramente ci vorranno anni di sperimentazione prima di riuscire ad ottenere risultati tanto soddisfacenti dal potersi fidare ciecamente dell’utilizzo delle nanomacchine.

Nel campo dell’ingegneria

Nel campo dell’ingegneria si potrebbe fantasticare su piccolissimi dispositivi in grado di fare cose impensabili per la loro dimensione, oppure seguendo l’esperimento della “catena” di nanomacchine fatto dai tre neo premiati si potrebbero forse inventare nanomacchine in grado di costruire materiali senza l’ausilio dell’uomo, magari aumentando i processi di costruzione in maniera esponenziale.

Viene da chiedersi se con l’arrivo delle nanomacchine non si rischi di sostituire il lavoro umano, purtroppo con ogni progresso tecnologico si toglie sempre un po’ di manodopera e per quanto questa nuova scoperta possa essere vantaggiosa c’è da vedere come si adatterà nella società moderna.

La vita umana ha un limite

“Who wants to live forever?” cantava il compianto Freddie Mercury, voce indimenticabile del gruppo britannico Queen per il film “Highlander” con Christopher Lambert dove si fantastica su degli uomini immortali in vita dal medioevo e che per essere uccisi dovevano essere decapitati da un loro simile.

Ora, senza essere cruenti o particolarmente fantasiosi, l’immortalità è forse uno dei sogni proibiti dell’uomo che non essendo dotato di una vita particolarmente lunga cerca da anni di allungarla con la medicina, spesso però producendo controsensi perché se da una parte si cerca di diminuire il tasso di mortalità naturale, dall’altra parte si continua a causare morte e distruzione in alcune parti del globo.

Ad ogni modo, da secoli si cerca di aumentare la longevità dell’uomo e se agli albori si moriva a quarant’anni per le scarse condizioni igeniche e sanitarie, negli anni l’aspettativa di vita è cresciuta notevolmente specialmente nei Paesi più sviluppati.

Centoventidue e basta

Degli studi hanno forse scoperto qual è il limite naturale della nostra vita e che sebbene saranno sempre fatti degli sforzi per allungarla, sembra non ci si riuscirà in nessun modo perché questo “stop” è codificato nei nostri geni e nel nostro DNA.

La persona più longeva è stata una donna francese, arrivata fino a 122 anni nel 1997, un traguardo davvero incredibile anche se è difficile pensare che lo si possa raggiungere in buona salute. Certo che se potessimo davvero avere la certezza di arrivare naturalmente a quella veneranda età probabilmente cambierebbero tantissime abitudini di vita e sicuramente non si verrebbe più considerati vecchi a settanta o ottant’anni.

Già adesso si è iniziato a considerare “giovani anziani” i sessantenni o anche i settantenni che comunque mantengono uno stile di vita molto attivo, cosa che fino a qualche anno fa era abbastanza impensabile. Forse i nostri geni non hanno smesso di evolversi e continuano a svilupparsi di generazione in generazione, quindi probabilmente la nostra sopravvivenza non dipende solo dalla medicina e dalla tecnologia.

Però a quanto pare degli studiosi sono arrivati alla conclusione che i 122 anni sono davvero il nostro limite di aspettativa di vita, anche se già arrivare oltre i 100 è un caso parecchio raro in qualsiasi parte del mondo.

Casualità o scienza?

Se questo è davvero il limite, bisogna sperare che si trovi il modo di arrivarci e anche in salute, ma ovviamente queste sono supposizioni, perché per quanto ne sappiamo potrebbe anche essere tutto un frutto di casualità, forse ci sono persone nate con dei geni diversi che permettono loro una vita più longeva.

D’altronde ci sono così tante persone nei Paesi più colpiti da guerre, malnutrizione e malattie che non arrivano neanche ai primi venti anni di vita e sembra una bella ipocrisia concentrarsi su un limite di vita così lontano mentre ancora molti dei problemi di mortalità mondiale non vengono assolutamente risolti.